Il TAR Puglia accoglie il ricorso: distanziometro scommesse troppo restrittivo

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia (TAR Puglia), con una sentenza pubblicata il 22 dicembre 2025, ha accolto il ricorso presentato da un operatore di scommesse contro l’applicazione del cosiddetto distanziometro, la misura che impone limiti minimi tra i punti di gioco e i luoghi considerati sensibili, come scuole, chiese e centri giovanili.

La pronuncia rappresenta un nuovo capitolo nel complesso confronto tra imprese del settore e amministrazioni locali, riaccendendo il dibattito sull’efficacia e la proporzionalità delle norme regionali in materia di prevenzione del gioco patologico. Il TAR ha ritenuto che l’applicazione rigida del distanziometro, nel caso specifico, abbia determinato una restrizione ingiustificata della libertà d’impresa, in contrasto con i principi costituzionali e con l’orientamento consolidato della giurisprudenza europea.

Secondo quanto riportato nella motivazione, la disposizione regionale “non può tradursi in un divieto assoluto di esercizio dell’attività autorizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM)”, poiché ciò comprometterebbe l’equilibrio tra esigenze di tutela della salute pubblica e diritti economici legittimamente riconosciuti.

La sentenza sottolinea inoltre che il distanziometro, pur perseguendo finalità di prevenzione del gioco problematico, deve essere applicato in modo proporzionato e non discriminatorio, tenendo conto delle caratteristiche urbanistiche e del tessuto economico locale. Nel caso esaminato, il rispetto delle distanze minime avrebbe comportato la sostanziale impossibilità per l’impresa di mantenere la propria attività, di fatto azzerando l’offerta legale in ampie aree del territorio.

Il ricorso era stato presentato da una società concessionaria ADM che gestisce diversi punti vendita in Puglia, dopo che il comune interessato aveva ordinato la chiusura di una sala scommesse in quanto situata a meno di 500 metri da un istituto scolastico. L’azienda aveva sostenuto che la norma regionale, così applicata, fosse eccessivamente rigida e in contrasto con la competenza statale esclusiva in materia di giochi pubblici.

Il TAR ha accolto tale argomentazione, confermando che la materia del gioco lecito rientra nella competenza del legislatore nazionale e che le regioni e i comuni non possono introdurre misure che ne pregiudichino l’esercizio riconosciuto dallo Stato. La decisione richiama, tra l’altro, la recente giurisprudenza della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato, che in più occasioni hanno ribadito l’esigenza di coordinare le normative locali con gli indirizzi generali fissati da ADM.

Uno degli elementi chiave della pronuncia è l’affermazione del principio di «bilanciamento proporzionale» tra tutela della salute e libertà economica. Il TAR ha evidenziato che una politica di prevenzione efficace non può tradursi in divieti totali o generalizzati, ma deve fondarsi su strumenti di informazione, controllo e formazione. È compito dello Stato, non dei singoli enti locali, definire parametri uniformi sull’intero territorio nazionale per evitare disomogeneità che generano incertezza giuridica.

L’esito della causa è stato accolto con soddisfazione dalle associazioni di categoria del settore del gioco legale, che da tempo chiedono un intervento normativo statale per disporre regole chiare e omogenee. La sentenza del TAR Puglia, osservano i rappresentanti delle imprese, riafferma la necessità di tutelare la rete autorizzata, la sola in grado di garantire tracciabilità e controllo effettivo del gioco.

Tuttavia, da parte di alcune amministrazioni locali, non sono mancate reazioni critiche. Secondo diversi sindaci, la sentenza rischia di indebolire gli strumenti di prevenzione contro la ludopatia, riducendo l’efficacia delle misure territoriali adottate negli ultimi anni. Chiedono dunque che il legislatore nazionale intervenga per definire nuovi criteri di compatibilità tra la pianificazione del territorio e la distribuzione delle sale da gioco.

Sul piano giuridico, la pronuncia potrebbe avere effetti significativi anche in altre regioni, poiché molte leggi locali hanno mutuato parametri simili a quelli pugliesi. Numerosi operatori hanno infatti presentato ricorsi analoghi dinanzi ad altri tribunali amministrativi, sollecitando un’interpretazione più equilibrata delle distanze minime.

ADM, dal canto suo, ha ribadito che continuerà a collaborare con gli enti territoriali per promuovere una regolamentazione coerente e sostenibile. L’Agenzia ha ricordato che il contrasto al gioco patologico deve fondarsi su misure preventive basate su dati reali e strumenti digitali di controllo, evitando interventi che favoriscono involontariamente l’espansione del gioco non autorizzato.

La decisione del TAR Puglia si inserisce dunque in una fase cruciale del dibattito nazionale sulla riforma complessiva del sistema dei giochi, in corso di attuazione con il coordinamento del Ministero dell’Economia. Tale riforma prevede l’adozione di criteri unici sulle distanze e sui limiti orari, superando la frammentazione che finora ha caratterizzato l’azione normativa delle regioni.

Con questa sentenza, il tribunale amministrativo apre la strada a una nuova interpretazione del distanziometro: non più come strumento rigido e limitante, ma come meccanismo flessibile di prevenzione, inserito in un quadro statale uniforme e ispirato ai principi di legalità, proporzionalità e tutela effettiva del cittadino.

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